Massimo Vichi
Massimo Vichi

Mi occupo di progettare e realizzare le strategie di Digital Marketing per aziende e professionisti. 
All'interno del digital marketing seguo in particolare le strategie legate ai social, analisi seo, promozione all'interno del web (adwords, portali, blog, ecc.).

Seguo il progetto di comunicazione on-line, dall'analisi iniziale fino alla realizzazione del piano editoriale, occupandomi della progettazione del sito, dei contenuti, dell'ottimizzazione SEO, della configurazione e gestione dei profili social, dello stile comunicativo e degli obiettivi dell'azienda.

Per conto di alcune importanti Agenzie Formative (Centro Studi Turistici Firenze, Formaimpresa-Confcommercio Firenze, Azienda per lo Sviluppo Empolese Valdelsa, Istituto di Formazione Franchi, ecc.) svolgo il ruolo di docente per i corsi inerenti il web marketing, la promozione territoriale attraverso il web, social marketing, e-commerce, e-mail marketing.
Collaboro con Confcommercio Firenze per la quale tengo workshop e seminari per i loro iscritti.

Vivo e lavoro tra Firenze e l'Emilia Romagna, appassionato di musica e di sport.

Website URL: http://www.rossosicaniasc.it/component/k2/massimo-vichi

Turismo on-line: roba da giovani?

Published in Formazione NF16

 

 

Molte volte nel mio lavoro di consulente mi sono sentito dire da clienti e potenziali clienti : “Facebook non va bene, i miei clienti non sono ragazzini che navigano sui social”.

Già da alcuni anni questo “falso mito” di Facebook come social per giovani e giovanissimi è stato adeguatamente smontato dai dati, anche perché, visto il basso tasso di natalità, sostenere che gli oltre 30 milioni di italiani iscritti al social creato da Zuckemberg siano tutti adolescenti e giovani è piuttosto arduo.

Facebook è quindi diventato un social per, almeno anagraficamente, persone mature? I dati ci dicono questo ma quest’anno mi sono accorto che Facebook può essere, parafrasando il film dei fratelli Coen, “un social per vecchi” (vecchi in senso digitale). Perché pensare ad un target di over 55?  Per almeno 3 motivi:

  1. sono costantemente in aumento gli over 55 che navigano
  2. hanno più tempo per stare su internet e molti di loro, trovandosi in un "qualcosa" sostanzialmente nuovo, sono curiosi e cercano informazioni.
  3. si tratta di una generazione che in buona parte ha ancora un reddito disponibile (tralascio eventuali polemiche sulle pensioni minime)

Ma ce li vedi i sessantenni a condividere e scrivere su Facebook? Questa fu l’obiezione che il cliente mi pose quando alla mia considerazione che, proponendo un “prodotto-servizio” solo con adwords e sito web rischiava di perdere una fetta di mercato, consigliai di investire su Facebook. Un cliente che dubita è un cliente “pericoloso” a meno che non sia anche un cliente “curioso” e “aperto al dialogo”. E così ad agosto del 2015 siamo partiti alla “conquista” di Facebook.

Ad un anno di distanza che cosa emerge? Emerge che il target da 55 anni in su è un target che usa Facebook, che interagisce con i post e che fa domande. La cosa più interessante è che questo target "converte", magari non sempre direttamente on-line ma dopo una telefonata o una e-mail.

Il laboratorio formativo che terrò al prossimo NF16 sarà un'analisi di questo target, sul modo di comunicare, sulla tipologia di comunicazione che portano più risultati, sulle problematiche e su come affrontarle. Un case history che non nasce nel mondo del turismo ma che può diventare una strategia vincente anche per le strutture ricettive.

Ne parliamo al No Frills a Bergamo il 29 settembre

Massimo Vichi
Consulente aziendale
info@ massimovichi.it

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Come funziona Facebook Retargeting

Published in Web Marketing

Avevo concluso l’ultimo articolo sul Remarketing di Google Adwords annunciando un prossimo articolo su una funzione simile prevista da Facebook.

E’ passato un po’ più di tempo del previsto ma le ragioni sono state anche le imminenti novità di Facebook che hanno riguardato questa funzionalità.

Cerchiamo di fare chiarezza: cosa è il Retargeting Facebook? Si tratta di uno strumento che permette di indirizzare i nostri post “sponsorizzati” ad un pubblico predefinito e non utilizzando la “targetizzazione classica” di Facebook (fan, fan e amici, pubblico personalizzato su base geografica e/o di interessi).

Ma come si crea questo pubblico “predefinito” e a quale scopo? Nella mia esperienza il primo “pubblico predefinito” da creare è sicuramente quello relativo a chi ha visitato il nostro sito internet. Si tratta di una importante interconnessione tra il mondo web e il mondo social. In questo è simile al Remarketing di Google, che abbiamo spiegato nell’articolo Ricordati di Prenotare!, dove si andava a proporre la nostra pubblicità a chi aveva già visitato il nostro sito internet. A quale scopo? L’obiettivo è quello di provare nuovamente a ottenere la conversione che non siamo riusciti ad ottenere durante la visita al sito, e per noi che lavoriamo nel web marketing turistico, l’unica conversione che ha senso è la prenotazione.

Come funziona il Retargeting di Facebook?

Come per il Google Remarketing è necessario inserire nelle pagine del sito internet un pixel (alcune righe di codice) che si ottiene facilmente da Facebook andando ad operare nella sezione “Gestisci Inserzioni”. Perché, se ancora non fosse chiaro, Remarketing e retargeting fanno parte delle strategia “a pagamento” rispettivamente di Google e Facebook.

Ma quali sono le strategie possibili. Innanzitutto la carta vincente in chiave marketing di questa funzione è la possibilità di combinare il pubblico personalizzato “visitatori del sito” con tutte le altre possibilità di segmentazione di Facebook (anagrafiche, geografica, di interessi, familiari, lavorative, ecc).

Ma la cosa più interessante è che queste persone non è necessario che siano fan della nostra pagina, si agisce sull’intero mondo degli iscritti a Facebook (circa 30 milioni per l’italia)

Potrei quindi creare un’offerta “speciale famiglia” sul mio sito internet e sponsorizzarla su Facebook indicando come pubblico di destinazione chi ha visitato il mio sito internet, sposato o convivente, con figli, amante del mare. E come è facile immaginare più il target di una promozione è ristretto più la promozione (se fatta bene) può funzionare.

Come per il Remarketing Google anche per il Retargeting Facebook è possibile creare una strategia più avanzata, andando a creare un pubblico diverso in base alla pagina visitata del sito (pensate di poter creare un pubblico per ognuna delle vostre offerte) ma consiglio di iniziare a familiarizzare con lo strumento partendo dall’uso base.

Ricapitolando: 

  1. Aprire account Facebook e passare alla Gestione della Pagina
  2. digitare questo link: https://www.facebook.com/ads/manager/pixel/facebook_pixel
  3. Crea il pixel e inseriscilo (o chiedi al tuo web master di inserirlo)
  4. Crea una inserzione e al momento dell’indicazione del pubblico seleziona “crea pubblico personalizzato
  5. Scegli “Visite al sito web”
  6. Stabilisci i giorni di permanenza del pixel (impostato a 30 giorni). In pratica stai creando un pubblico con tutti gli utenti Facebook che negli ultimi 30 giorni sono passati sul tuo sito
  7. Configura tutti gli altri parametri

Con questi 7 semplici passi la tua campagna sarà indirizzata a coloro che hanno visitato il tuo sito internet e che rispondono a tutti i criteri selezionati.


Massimo Vichi
Consulente aziendale
info@ massimovichi.it

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Il remarketing funziona! …soprattutto se usi le liste

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L’ultimo articolo, dove abbiamo affrontato il Remarketing si era chiuso con una domanda: “i visitatori del sito sono tutti uguali?”

Un breve riassunto della tematica “Remarketing” (per approfondire vi invitiamo a leggere l’articolo LINK): con il remarketing si riescono a contattare, in modo indiretto, coloro che hanno visitato il nostro sito, da qualunque fonte siano arrivati (adwords, social, diretti, Olta). In modo indiretto perché, a differenza di una newsletter dove l’azione è diretta, raggiungiamo i nostri potenziali clienti (che già ci conoscono), mentre stanno navigando on-line su siti della rete di contenuti Google Display) o mentre stanno effettuando altre ricerche sul motore di ricerca.

Con il codice di remarketing ottenuto da Google Adwords, fatto mettere in ogni pagina del nostro sito dal nostro webmaster, possiamo creare una lista di visitatori.

Liste di visitatori
Una lista generica per tutto il sito? Io lo sconsiglio per due motivi. Il primo è che tutti gli utenti non sono uguali e il secondo è che lo strumento è così potente e semplice da usare che sarebbe un peccato sprecare ogni occasione.

Anche perché è vero che stiamo facendo remarketing ma prima cerchiamo di fare marketing e per fare marketing si parte sempre dalla strategia.

Il remarketing funziona, il remarketing “ben organizzato” funziona meglio.

Quindi dobbiamo preparare i nostri annunci adwords differenziandoli per la lista di utenti che vogliamo raggiungere e magari utilizzando formati grafici per google Display. 

Perché una delle caratteristiche interessanti di fare annunci sulla rete display e non solo sul motore di ricerca, è quella di poter creare annunci con una o più foto a rotazione e con testo grafico, probabilmente più performanti rispetto al solo annuncio testuale.

Possiamo quindi creare una serie di liste dei nostri visitatori. Il primo suggerimento sembra banale ma non lo è: diamo alla lista dei visitatori un nome facile da ricordare perché dopo qualche mese è difficile ricordare a cosa si riferiscono la lista 1, la lista 2 e la lista 3.

Dovrebbero esserci almeno 2 liste, quella dei potenziali clienti e quelli che sono già diventati clienti.

Come gestire le liste di visitatori
Ma come si fa a “ripulire” la lista dei potenziali clienti dai nominativi di chi nel frattempo ha effettuato la prenotazione?

Ci viene incontro una funzione del remarketing che permette di creare una lista che comprenda i visitatori di una pagina che hanno visitato anche un’altra pagina.

Potremmo quindi impostare la “lista clienti” composta da coloro che hanno visitato una qualunque pagina del nostro sito internet e la pagina di ringraziamento “grazie per la tua prenotazione”.

Con la stessa logica la “lista potenziali clienti” sarà composta da chi ha visitato una qualunque pagina del nostro sito internet ma NON la pagina di ringraziamento.

Perché è importante distinguere i potenziali dai clienti effettivi? 

Il primo motivo e di ordine tecnico-funzionale in quanto in Google Adwords ogni annuncio riceve un punteggio di qualità e tra i fattori che lo determinano troviamo anche il rapporto tra visualizzazioni e click. Mostrando l’annuncio a chi ha già prenotato, difficilmente riceveremo click quindi aumenteranno le visualizzazioni abbassando di conseguenza il CTR (Click Throught Rate - percentuali di click)

La seconda ragione riguarda la comunicazione. Potrebbe essere fastidioso per il vostro cliente continuare a ricevere sollecitazioni alla prenotazione quando lo hanno già fatto e dare una cattiva percezione della nostra struttura. 

Seguendo questa logica possiamo creare più liste in base alla nostra strategia.

Alcuni esempi?

“Lista vacanze con animali”: chi ha visitato la pagina “servizi per i vostri animali” 

“Lista con bambini”: chi ha visitato la pagina “parco giochi per bambini”

“Lista parcheggio”: chi ha visitato la pagina “parcheggio privato”

Perché tutte queste liste? Perché ad ognuna potrò assegnare uno o più annunci adwords specifici.

Immaginate chi appartiene alla “lista vacanze per animali” che mentre sta navigando vede un annuncio con la foto di un cane e la scritta “porta il tuo amico 4 zampe in vacanza. Da Hotel Pippo”

Le probabilità di trasformarlo in cliente sono sicuramente più alte rispetto ad un annuncio testuale generico. 

Adesso si tratta di studiare la strategia per la vostra struttura, pensare al tipo di comunicazione ed in base al sito costruire le nostre liste e cominciare ad utilizzare il remarketing di Google Adwords

Ma il remarketing vale solo per Google?
La risposta è no perché anche se in forma diversa e con altro nome con concetti simili esiste il Retargeting di Facebook. Ma di questo parleremo nel prossimo articolo

Massimo Vichi
Consulente aziendale
info@ massimovichi.it

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Ricordati di prenotare!

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Avevo chiuso l’ultimo articolo con due domande:

E se il potenziale cliente visita il nostro sito ma prenota in un secondo momento?
Come faccio a farlo tornare da me proprio nel momento cruciale della prenotazione?

Mi scuso in anticipo se questo mio articolo sarà un po’ più “noioso” del solito ma devo necessariamente introdurre alcuni concetti e definizioni tecniche per aiutare nella comprensione anche chi per la prima volta si trova davanti a questo argomento. 

Cos’è il remarketing?

Alle domande precedenti, chi conosce Google Adwords starà probabilmente rispondendo “con il remarketing”.

Nel seminario on-line che ho tenuto ormai quasi un anno fa ho descritto il remarketing da due punti di vista.

Quello “filosofico” ci informa  che “il remarketing è la seconda opportunità di business”.

Quello  “pratico” in molti casi invece si esprime in questi termini: “Il remarketing è quel sistema per cui se uno entra nel mio sito gli salto al collo e non lo mollo fino a quando non prenota”.

Facciamo per un secondo gli utenti. Vi è mai capitato che, entrati in un sito per cercare qualcosa vi siate sentiti quasi sotto assedio da annunci e promozioni nelle settimane seguenti? Avete cercato una lavatrice e ogni volta che provate a fare qualcosa on-line spunta sempre un bell’annuncio di lavatrici? 

Ecco, il remarketing è quella pubblicità intelligente che si ricorda cosa avete cercato, conosce ciò che vi interessa e vi spinge a concludere il processo d’acquisto.

Adesso togliamoci i panni dell’utente e pensiamo a noi come operatori ed ecco che il remarketig rappresenta per noi una risorsa veramente importante.

Vi do subito due notizie al volo. La prima è che il remarketing funziona. La seconda è che per funzionare “bene” è necessario avere un sito fatto “bene”, e su questo concetto di “bene” approfondirò tra breve.

Entriamo negli aspetti pratici: fare remarketing significa raggiungere nuovamente gli utenti che hanno visitato una pagina del mio sito internet e significa raggiungerli mentre stanno navigando on-line su siti della rete di contenuti di Google (definizione esatta Google Display) o mentre stanno effettuando delle ricerche.

Cos’è la rete di contenuti display di Google?

Sono circa un milione di siti internet, applicazioni e video  (inclusi gmail e YouTube) che in tutto il mondo possono visualizzare i nostri annunci e lo possiamo farlo semplicemente utilizzando e configurando nel modo giusto le nostre campagne Google Adwords.

Bene le definizioni ma in pratica come si fa?

Per cominciare è necessaria una piccola operazione tecnica per inserire in ogni pagina del mio sito internet il cosiddetto “tag di remarketing”, una operazione che il vostro webmaster o chi vi ha realizzato il sito internet può fare in pochi minuti e senza difficoltà tecniche.

Come si ottiene il codice?

Direttamente dal vostro account di Google Adwords Questi sono i passi (in sintesi): accedere al Google Adwords, Selezionare Campagne (menu in alto), selezionare “Libreria Condivisa” (sulla sinistra dello schermo), selezionare “Dettagli Tag” all’interno della finestra “Tag di Remarketing” (a destra dello schermo).

E adesso che abbiamo il nostro codice in tutte le pagine dobbiamo passare a quella che è l’unica tecnica di web marketing che funziona a prescindere dallo strumento; la strategia.

Secondo voi tutti i visitatori del sito sono uguali?

Se la risposta è si allora possiamo basare la nostra strategia inserendo tutti i visitatori in un’unica lista.

Se invece pensate che sia necessaria una strategia diversa in base alla tipologia del nostro visitatore possiamo creare dei messaggi di remarketing specifici.

Alcuni esempi? L’utente che ha visitato la pagina “parco giochi per bambini” ha mostrato un “bisogno” diverso rispetto a chi ha  visitato la pagina  la pagina “Parcheggio”.

Cosa cambia? Probabilmente il primo utente ha dei bambini e per farlo tornare a prenotare sul nostro sito dovremmo dare la risposta al suo “bisogno”, magari con un annuncio del tipo: “Hotel Pippo: Gatteo Mare. Bambini Gratis. Sconto del 5% se prenoti entro il 31/3”.

Il secondo utente è più probabile che risponda all’annuncio  “Hotel Pippo a Gatteo a Mare. Parcheggio custodito e coperto” 

E se ha visitato più pagine?

Della strategia giusta per avere la seconda opportunità di business con i nostri potenziali clienti parleremo nel prossimo articolo.

Massimo Vichi
Consulente aziendale
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La Brand Protection per aumentare le conversioni

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Nel precedente articolo avevo chiuso parlando di domanda latente e di domanda consapevole e di come quest’ultima potrebbe non necessitare dell’intermediazione delle Olta.
Ripartiamo da qua, definendo nuovamente il concetto di domanda latente e domanda consapevole e quali sono gli strumenti web marketing più indicati per intercettarla.

La domanda latente si riferisce a chi non cerca il nostro “prodotto” ma è potenzialmente interessato (chi ama il mare per le immersioni ma non ha deciso dove fare la prossima vacanza, fan di un cantante che non sa dove si terrà il prossimo concerto, clientela business che potrebbe essere interessata ad un evento che si svolge vicino a noi) e gli strumenti più adatti ad intercettarla sono (in genere), Facebook ADS (la pubblicità su Facebook), il Display Advertising (Google Adwords), i Social Media in genere e le iniziative off-line.

La domanda consapevole si differenzia in generica (chi non cerca proprio noi ma tematiche vicine a noi, location, servizi, evento) e in specifica (chi ci conosce, ci ha trovato su un portale, ha letto qualcosa di noi).

Sarebbe bello che ci cerca la nostra struttura aprisse il browser scrivendo “www.sitoufficiale.it”, purtroppo non è così frequente e quindi il nostro potenziale cliente consapevole finisce per scrivere all’interno di Google “Hotel Pippo”.

Per essere certi di essere al primo posto (o provare ad esserci), considerando che normalmente si trova il nostro nome ma il link al sito della olta, è necessario attivare una campagna di “Brand Protection” su Google Adwords, utilizzando come chiave “nome hotel + località” o anche solo “nome hotel” (con alcune precauzioni per non sbagliare target e non finire con l’hotel Europa di Cagliari nella SERP di chi cerca l’hotel Europa di Bressanone).
Attiviamo quindi la nostra campagna Adwords, creiamo il nostro annuncio ed indichiamo come parola chiave “nome hotel + località”.
Quando si fa una campagna Adwords il mio consiglio e di dare alla campagna un nome facile da ricordare e da identificare, in questo caso normalmente io uso “Brand” o “Marchio”.
Per quanto riguarda l’offerta a click (Costo per click massimo, CPC max) dipende da vari fattori ma inizialmente io di solito rimango tra 1 euro e 2 euro in attesa di valutare i primi risultati. Perché quando si fa una campagna Adwords le uniche valutazioni si possono fare solo sui dati reali.
I primi dati ci possono aiutare anche ad evitare di essere visualizzati in modo errato, come ad esempio per chi cerca una struttura col nostro nome in altra località e questo lo si può vedere analizzando le statistiche.
Ad esempio un mio cliente sulla costa toscana aveva lo stesso nome di un importante hotel di Firenze e molte delle visualizzazioni avvenivano per chiave “nome hotel firenze” ed erano chiaramente tutti potenziali click “inutili”, un problema da due punti di vista.

Il primo, ovvio, è che rischiavamo di pagare un click da un utente che non era interessato a noi, il secondo più tecnico era dovuto all’andamento storico del nostro account adwords. Perché ad ogni annuncio Adwords, Google attribuisce un quality score (punteggio di qualità) è più questo punteggio è alto, minore sarà la cifra da offrire per ottenere un buon posizionamento tra le ricerche a pagamento. E uno dei fattori che determinano il quality score è il rapporto tra visualizzazioni (impression) e click, quello che tecnicamente viene chiamato CTR (Click Trought Rate), tasso di click. Quindi se vengo visualizzato tante volte da chi cerca “hotel pippo firenze” con l’annuncio “hotel pippo, il miglior hotel di viareggio, spiaggia privata e piscina sul mare” è molto probabile che il numero di click che riceverò sarà piuttosto basso, il che è anche un bene altrimenti pagherei per click molto probabilmente inutili. Però in questo modo si abbassa il CTR e quindi il mio annuncio perde “qualità” e Google tenderà a farlo scendere, costringendomi ad aumentare l’offerta per mantenere la posizione.

Come risolvere? Inserendo tra le parole chiave del mio annuncio una cosiddetta “chiave ad esclusione” (in Adwords sono definite “chiavi a corrispondenza inversa”),  aggiungendo il simbolo “meno” (-) davanti alla parola che voglio escludere. Venendo all’esempio di cui vi avevo parlato con il mio hotel che viene visualizzato quando cercano un albergo con lo stesso nome a Firenze, le parole chiave con cui visualizzerò l’annuncio saranno: hotel pippo -firenze”.
Con il simbolo “meno” davanti alla parola Firenze sto dicendo a Google: “visualizza il mio annuncio quando viene cercato “hotel pippo” ma non in abbinamento alla chiave “Firenze”.

Con questi accorgimenti e con la mia campagna di “Brand Protection” dovrei riuscire ad apparire nelle ricerche effettuate con chiave “nome hotel + località” davanti alle Olta, portando traffico al mio sito e potenzialmente prenotazioni dirette.
Si tratta però di valutare, caso per caso, se lo strumento booking engine che metto a disposizione nel mio sito è facile da usare e compatibile con il mobile e se la resa economica di questa campagna produce un reale risparmio rispetto alla commissione delle Olta. Per la mia esperienza le due cose sono strettamente legate.

E se il potenziale cliente visita il nostro sito ma prenota in un secondo momento?
Come faccio a farlo tornare da me proprio nel momento cruciale della prenotazione?

Di questo parleremo nel prossimo articolo.

Massimo Vichi
Consulente aziendale
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Domanda consapevole: quando si può (forse) fare a meno delle OLTA

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Con questo articolo inizio la mia collaborazione con il blog #RossoSicaniasc ed è per me un piacere ed un onore allo stesso tempo.

Le tematiche sulle quali sono stato chiamato ad intervenire in questo luogo di confronto e approfondimento riguardano il rapporto tra le strutture turistiche e le Olta visto dal punto di vista dei motori di ricerca.
L’argomento è stato da me trattato al #NF15 di Bergamo nel laboratorio “Come sta il tuo sito internet secondo Google” ed è da lì che intendo partire. Avrei potuto titolare “le Olta croce e delizia degli albergatori” perché questo è quello che emerge nella mia quotidiana attività di consulente.
“Croce” quando arriva la fattura mensile delle commissioni, “Delizia” quando ci riempiono la struttura.

Le Olta sono un nostro importante collaboratore, dobbiamo usarle nel miglior modo possibile ma per un Hotel è importante usarle solo quando realmente servono.
Quando un cliente arriva alle informazioni sulla nostra struttura spesso lo fa appartenendo a due tipologie: chi cerca direttamente sul sito della Olta oppure chi cerca on-line su Google.
Per i primi, conquistati dalle precedenti esperienze, dal brand e sicuramente da un sito facile di usare e nella propria lingua, possiamo fare ben poco, se non cercare di essere presenti nel migliore dei modi all’interno del sito-portale della Olta, con offerte aggiornate, con la giusta politica di revenue management.
Sul secondo tipo di utente, chi cerca sui motori di ricerca, possiamo valutare e provare importanti strategie per raggiungere una effettiva disintermediazione e trasformare la prenotazione “assistita” in prenotazione diretta, alleggerendo quella fattura di commissioni che è la nostra “croce”. Perché le Olta sui motori di ricerca vanno ad intercettare due tipi di domanda: la domanda latente e la domanda consapevole.

Un esempio di domanda latente?
Chi non cerca il nostro hotel ma è potenzialmente un nostro cliente (chi ama il mare per le immersioni, il fan di un cantante il cui concerto si tiene nella nostra città, clientela business che partecipa da una fiera vicino a noi, ecc).
Un esempio di domanda palese?
Chi cerca il nostro hotel perché ci conosce, perché è gia stato cliente, perché ha letto le recensioni, ha avuto il biglietto da visita da un amico, ha consultato le Olta ma vuole più informazioni.
Perché pagare una commissione se il cliente cercava proprio noi?
Provate a digitare sul google il nome del vostro Hotel o della vostra struttura commerciale e osservate i risultati. Nella gran parte dei casi le prime posizioni della SERP (la pagina di risposta ad una ricerca) sono occupate dalle inserzioni a pagamento delle Olta, che riportano come titolo proprio la vostra “insegna”.
Il vostro sito ufficiale, che dovrebbe essere il più “attinente” alla ricerca dell’utente arriva dopo, spesso addirittura dopo le mappe.
Sicuri che l’utente scenda fino alle quarta-quinta (quando va bene) posizione per vedere il vostro sito e poi procedere alla prenotazione?
Ma la domanda che io albergatore mi porrei è questa: quanto costa alla Olta quella posizione?
La risposta è difficile da dare, l’unica risposta certa è che in caso di prenotazione effettuata, il non esserci è costato all’Hotel l’importo della commissione.

Potrebbe essere una valida idea strategica valutare una campagna di Google Adwords finalizzata al brand e al nome della struttura?
La risposta è si, ma a due condizioni:

  • la prima è che il sito sia “fatto bene” e che il sistema di prenotazione interno sia valido e funzionale
  • la seconda condizione è che sia economicamente conveniente

Ce ne sarebbe una terza ma che diventa la più importante: conoscere il funzionamento di Google Adwords e riuscire a sfruttarlo a meglio.
Come valutare queste condizioni? Ne parliamo nel prossimo articolo

Massimo Vichi
Consulente aziendale
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